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Infamia comunista

Questo paese non è capace di riconoscere i suoi figli migliori e li abbandona senza pensarci due volte. È quello che sta succedendo a Magdi Allam, indegnamente criticato da un senatore comunista, Luigi Malabarba.

Questo indegno rappresentante eletto dai sostenitori dei terroristi nazi-islamisti, vuole far togliere la scorta all’uomo che con coraggio ha denunciato i terroristi dell’UCCOI e la polizia mentale della Islamic Antideffamation League, la c.d. Iadl.

Lo hanno già fatto con Marco Biagi: abbandonarlo per poi gettare la colpa di un omicidio commissionato ai brigatisti, lavandosene le mani.

Quando uccideranno Magdi Allam, che Dio non voglia!, diranno che è colpa dei terroristi islamici. Ma noi ricorderemo che sarà stata colpa del governo che gli avrà tolto la scorta usando trucchetti degni dei comunisti che sono.

Che Dio stramaledica gli assassini e i loro mandanti governativi!
 

C’è chi mette in dubbio cittadinanza e scorta di Magdi

Roma. Questa l’abbiamo già vista: si tratta dell’Italia al contrario, redatta in un linguaggio da ufficio e scritta in un’interrogazione parlamentare, indirizzata al ministro dell’Interno Giuliano Amato da un senatore della Repubblica, Malabarba Luigi, di Rifondazione comunista. Si chiede di sapere vita, morte e miracoli su Magdi Allam, giornalista, vicedirettore ad personam del Corriere della Sera, da sempre in prima fila, con le sue opinioni e i suoi articoli, nella denuncia del terrorismo islamico e dei pericoli a cui l’Italia e l’occidente sono esposti.

Uno che da oltre tre anni vive sotto scorta per una condanna a morte che gli pesa sul cranio, pronunciata da Hamas. Per questo, nel 2003, quando ancora era un editorialista di Repubblica, gli venne assegnato un sistema di protezione. “Mi trovavo in Kuwait – racconta – e venni chiamato dal direttore Ezio Mauro. Lui era stato allertato dal generale Mario Mori, all’epoca capo del Sisde, che lo invitava a farmi rientrare in Italia perché ero finito nel mirino dei fondamentalisti islamici”.

L’interrogazione, presentata due giorni fa da Malabarba (che nella scorsa legislatura era membro del Copaco, il comitato di controllo sui servizi segreti), pone quattro domande.

Primo, se la validità della cittadinanza italiana, acquisita da Allam, possa essere messa in discussione da una frode in un precedente rinnovo del permesso di soggiorno.

Secondo, se esistano rapporti illeciti tra il vicedirettore del Corriere e i servizi segreti italiani. Terzo, se siano ancora validi i motivi che hanno portato all’assegnazione della scorta. Quarto, quali siano i costi dell’apparatodi sicurezza.

Interpellato dal Foglio, il senatore comunista argomenta così l’iniziativa: “Ho messo – dice – nero su bianco una  richiesta di chiarimenti rispetto ad alcune affermazioni che Magdi Allam ha fatto nel suo ultimo libro, ‘Io amo l’Italia. Ma gli italiani la amano?’. La cosa è nata da una congiuntura: in commissione Affari costituzionali, di cui faccio parte, abbiamo avviato un’indagine conoscitiva sulle scorte, visto che queste sono state tolte ad alcuni e assegnate ad altri. Si tratta di un chiarimento.

Ho anche scelto – conclude – di non dare molta pubblicità alla cosa”, anche se Il Manifesto di ieri, a firma Sherif El Sebaie, gli dedicava un articolo a pagina otto dal titolo in sospeso: “Giornalisti e servizi, interrogazione su Allam”.

Magdi, sentito dal Foglio, si è detto amareggiato e preoccupato per l’iniziativa di Malabarba. “Un senatore dovrebbe esprimere in modo autonomo domande su cose da me scritte in un libro pubblicato e non proporsi come una velina dell’Ucoii (l’Unione delle comunità e organizzazioni islamiche in Italia). Persino la terminologia usata è tipica di quell’organizzazione. Mi riferisco a quando Malabarba scrive ‘Consulta per l’islam in Italia’ e non ‘Consulta per l’islam italiano’: una differenza di sostanza a cui l’Ucoii tiene molto. Quanto ai miei rapporti con i servizi: io faccio il giornalista da trent’anni, scrivo sul medio oriente e sul terrorismo.

Mi occupo di islam, sono vicedirettore di un grande quotidiano. E’ normale che abbia rapporti con le istituzioni, anche con i servizi, che si occupano di queste vicende.

Ci sono, è noto, nei servizi delle fonti cosiddette aperte. Parlare di Magdi Allam e ammiccare a servizi deviati è un’infamia.

Quanto alla mia cittadinanza, sono in Italia dal 1972, ho sposato un’italiana nel 1980 e l’ho ottenuta nel 1987”.

La storia l’abbiamo già vista: accadde in Olanda tre mesi fa e aveva il nome di Ayaan Hirsi Ali. Di origini somale, deputata del partito liberale Vvd, da sempre in prima fila, con le parole e con i fatti, nel contrastare l’acquiescenza culturale (e non solo) all’islamismo radicale, sotto scorta dopo lo sbuzzamento del regista e amico Theo Van Gogh per mano fondamentalista, se ne è fuggita negli Usa. Gli olandesi la stavano processando da settimane per questioni di generalità.

Ieri l’anagrafe, oggi “la congiuntura”.

Pubblicato il 21/7/2006 alle 14.31 nella rubrica Diario.

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